Nel sogno Omissis ha un disco che da lontano sembra un grosso vassoio blu di caramelle all’arancia e una bibita comprata da 7-eleven. Omissis ha la stessa luce negli occhi e sembra molto contenta di rivedermi nonostante tutto. Non so perchè nel sogno la chiamo Emma. Emma-Omissis ha un eskimo che non ricordo di averle mai visto addosso ed una sciarpa giallissima che fa tanti giri intorno al suo collo modiglianesco. Ha tic buffi che non ricordo o che per distrazione non avrei mai e poi mai notato. Non allora. Nei frenetici mesi prima della mia partenza sono stata un’amica pessima e indaffarata a badare solo a se stessa, l’amicizia vera tra donne è merce rara. Me ne sono fatta una colpa e a lungo ho coltivato un pessimo karma. L’oroscopo mi proteggeva e dava al mio karma il nome di Saturno mentre io pagavo pegni immensi. Anche io ogni notte usavo cuscini per tribunali in cui condannarmi e assolverti, per questo non mi compativo e confondevo ogni genere di sfiga col mio maledetto karma. Sapevo in fondo che ogni scherzo della sorte era un torto da scontare per il male inflitto ad Omissis, la pena giusta per le tribolazioni che meritavo e non smettevo mai di punirmi per questo. Intanto il tempo passava e non hai avuto pietà di me. Nel sogno fumi la tua ultima sigaretta e guardi il gatto pulirsi con la zampa dietro l’orecchio, più che un fosco e familiare presagio. E’ scritto sui visi degli antenati le cui foto ingiallite socializzano coi i cani da caccia in miniatura sul camino. E’ scritto nei passi del gatto. Domani pioverà?
pensi che, ad esempio no?, se invece che piovere nevicasse, toh, il gatto si pulirebbe allo stesso modo?
nollosò, però è una còsa che mi ci sono spesso chiesta.
io mi chiedo una serie di amene e sterili còse.
ci ho l’ipertrofia delle autodomande che poi, bòh, mica ci hanno una risposta, al massimo qualche bislacca teoria di cartapesta.